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Bolla del Pesco Stampa
Scritto da Edoardo   
Thursday 12 June 2008
( Exoascus o Taphrinadeformans)

Sintomatologia : questa malattia, chiamata anche <bolla > o <lebbra> del pesco, attacca tutti gli organi teneri: foglie,  fiori, germogli, frutti. Meno frequentemente, la malattia si riscontra sul mandorlo dove provoca dei danni sensibilmente inferiori.

Sulle foglie, dove si ha l’attacco più appariscente, si manifesta con delle macchie clorotiche che diventano in seguito rosse violacee, poi biancastre. Contemporaneamente la foglia, in corrispondenza a tali macchie, diventa bollosa, raggrinzita ed accartocciata. Sotto tali bollosità si ha uno strato biancastro polverulento costituito dagli aschi. Le foglie in seguito disseccano e cadono, compromettendo la produzione dell’anno e quella successiva.

Un attacco di bolla potrebbe essere confuso per un attacco di afidi, ma la differenziazione risulta facilmente messa in evidenza osservando meglio la pianta; infatti , le foglie colpite dal mal della bolla cambiano colore, mentre quelle attaccate dagli afidi no; inoltre, su queste ultime, si troveranno gli afidi o le loro spoglie.

I fiori raramente vengono attaccati; quando lo sono si presentano più grandi e più carnosi. I germogli si ingrossano, diventano carnosi e fragili disseccandosi facilmente.

I frutti, raramente infettati, quando lo sono presentano parti di buccia arrossata e protuberante.

Biologia ed Epidemiologia: le spore della bolla del pesco svernano sui rametti e sulle gemme ; in primavera danno origine ad un micelio che si addensa sotto l’epidermide; lacerandola per lasciare apparire  all’esterno le fruttificazioni degli aschi che a maturità si liberano delle otto ascospore; queste in condizioni di umidità favorevole, si moltiplicano rapidamente per gemmazione, riuscendo a sopravvivere sui rametti e sulle gemme fino a primavera successiva.

Le condizioni adatte di sviluppo, si verificano quando la stagione è fredda ed umida al momento della crescita delle gemme fogliari; pertanto i pescheti posti in zone riparate ed umide vanno maggiormente soggetti all’infezione. La primavera tiepida e secca non permette lo sviluppo della malattia.

Il fungo a 30° C muore. Lotta: è importante un trattamento antiparassitario autunnale con un fungicida appropriato, è consigliabile un secondo trattamento antiparassitario in inverno, sempre con un fungicida appropriato. Pratica utile è la distruzione dei rametti che per primi portano foglie attaccate dalla malattia.

 
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